Corindone

Anche se il nome “corindone” non è molto conosciuto dalla maggior parte delle persone, lo sono due delle varietà che appartengono a questa specie: il Rubino e lo Zaffiro. Di seguito alcune delle proprietà generali del corindone.

Il corindone è composto da due elementi chimici: l’Alluminio e l’Ossigeno. Ha una struttura molto densa, o compatta, il che spiega l’elevata durezza di questo minerale. I cristalli possono presentare molte forme diverse, ma principalmente tabulare, a botte o dipiramidale. I cristalli grezzi del corindone appaiono solitamente spenti e untosi. Non tutti i cristalli sono ben formati e si trovano anche molti aggregati granulari che possono essere utilizzati solitamente poi scopi industriali.

Il corindone è il minerale più duro dopo il diamante e, secondo la scala di Mohs, possiede una durezza pari a 9, il diamante corrisponde a 10. La durezza del corindone dipende dalla direzione di accrescimento e i tagliatori conoscono molto bene quali sono le direzioni più tenere e quali sono quelle più dure. Anche se il corindone è piuttosto duro è importante prestare attenzione durante la lucidatura e l’incassatura onde ad evitare le sfaldature della pietra.

Il peso specifico, o densità, del corindone è circa 3,99 gr/cm3. La compatta struttura atomica del corindone gli conferisce un indice di rifrazione relativamente alto. Gli indici di rifrazione variano tra 1.76 e 1.77. La lucentezza varia da adamantina a vitrea. Dispersione è di 0.015, indipendentemente dalla varietà.

Il dicroismo del corindone varia da visibile a molto forte, il colore risulta più intenso nella direzione parallela all’asse ottico. I tagliatori cercano, quindi, di tagliare la pietra con la tavola perpendicolare a questa direzione.

Il corindone presenta un alto punto di fusione: 2.050°C, ciò significa che questa pietra non viene danneggiata dal calore di una fiamma o di un bruciatore a gas. La conducibilità termica del corindone è elevata, è inferiore a quella del diamante ma abbastanza alta da permettere la separazione del corindone dagli altri minerali tramite un tester per l’inerzia termica. Questa proprietà rende la pietra “fredda” al tatto.

Rubino

Per poter essere definito “rubino”, un corindone deve essere trasparente, con tonalità da medio chiaro a scuro ed un colore da rosso a rosso purpureo; le pietre chiare o molto chiare vendono definite “corindone rosa”. Il nome “rubino”” deriva dal latino “rubber” che significa rosso. Prima del 1800 anche gli spinelli rossi e i granati venivano considerati rubini, solo dopo questa data infatti il rubino e lo zaffiro sono stati classificati come varietà della specie del corindone. Per questo molti famosi “rubini” del passato in realtà non lo sono affatto.

Il colore rosso del rubino è dovuto alle tracce di ossido di cromo (Cr2O3). Il colore varia dal rosa chiaro al viola (rosso) scuro. Il famoso “rosso sangue di piccione”, un rosso intenso con una leggera sfumatura di viola, è causato dalla presenza dello 0,1% di ossido di cromo nel lattice cristallino della gemma e ricorda, appunto, l’iride di sangue dell’occhio del piccione.

Proprietà chiave per l’identificazione del rubino:
1. Colore: Varie sfumature di rosso
2. Durezza di Mohs: 9
3. Peso specifico: 3.97 – 4.05
4. Composizione chimica: Al2O3, ossido di alluminio
5. Trasparenza: Opaco, traslucido, trasparente
6. Indice di rifrazione: 1.766 – 1.774
7. Birifrangenza: 0.008
8. Dispersione: 0.018
9. Fluorescenza: Forte, rosso rubino

I rubini di qualità eccezionale corrispondono a meno dell’uno percento del materiale estratto ogni anno. Questo è sicuramente dovuto al fatto che nelle pietre sono spesso presenti fratture, nuvole o altre imperfezioni, anche se, in questo caso, il colore è senza dubbio più importante della purezza. Il colore più ricercato e apprezzato del rubino è il rosso.

Zaffiro

Il termine “zaffiro” deriva dal greco, significa “blu”, e in passato veniva utilizzato per indicare tutta una serie di pietre preziose. Fino al Medioevo il termine “zaffiro” indicata il lapislazzuli. Attorno al 1800 si scoprì che il rubino e lo zaffiro appartenevano entrambi alla specie del corindone e da allora il termine “zaffiro” viene utilizzato per descrivere la varietà blu del corindone.

Proprietà chiave per l’identificazione dello zaffiro:
1. Colore: Blu in varie tonalità, incolore, rosa, arancio, giallo, verde, porpora, nero
2. Durezza di Mohs: 9
3. Peso specifico: 3.99 – 4.00 +/- 0.03
4. Composizione chimica: Al2O3, ossido di alluminio
5. Trasparenza: Da trasparente ad opaco
6. Indice di rifrazione: 1.762 – 1.770 (+0.008 / -0.006)
7. Birifrangenza: 0.008 (+/-0.001)
8. Dispersione: 0.018